Dichiarazione dei redditi 2024: al via la campagna di compliance dell’Agenzia delle Entrate
L’Agenzia delle Entrate ha avviato una nuova campagna di compliance rivolta ai contribuenti che, pur essendone obbligati, non hanno presentato la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2024 entro la scadenza ordinaria del 31 ottobre 2025.
L’iniziativa rientra nelle attività di prevenzione e collaborazione con il contribuente e ha l’obiettivo di favorire l’adempimento spontaneo, consentendo di regolarizzare la propria posizione con sanzioni ridotte.
Dichiarazione tardiva: c’è tempo fino al 29 gennaio
I contribuenti interessati possono ancora rimediare presentando un Modello Redditi tardivo entro il 29 gennaio, ossia entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria. Entro tale termine, la dichiarazione è considerata valida, seppur tardiva, e non viene qualificata come omessa.
Si tratta di un passaggio fondamentale: superata questa data, la dichiarazione perde efficacia giuridica e viene classificata come omessa, con conseguenze sanzionatorie decisamente più gravose.
Sanzioni ridotte con il ravvedimento operoso
Nel caso in cui alla tardiva presentazione si accompagni anche il mancato versamento delle imposte dovute, trova applicazione la sanzione minima edittale del 25%.
Tale sanzione può essere ulteriormente ridotta grazie all’istituto del ravvedimento operoso, a condizione che il contribuente provveda spontaneamente alla regolarizzazione, comprensiva di imposte, interessi e sanzioni ridotte.
Dopo il 29 gennaio la dichiarazione è omessa
Qualora l’invio del Modello Redditi avvenga oltre il 29 gennaio, la dichiarazione è considerata omessa ma trasmessa. In questo scenario, pur restando l’obbligo di versare le imposte dovute, il quadro sanzionatorio si aggrava sensibilmente.
In particolare, la sanzione per il mancato pagamento delle imposte triplica, passando dal 25% al 75%, con un impatto economico decisamente più rilevante per il contribuente.
Perché conviene regolarizzare subito
La campagna di compliance rappresenta un’occasione concreta per:
- evitare contestazioni più severe;
- ridurre significativamente le sanzioni;
- regolarizzare la propria posizione prima di eventuali accertamenti.
Agire tempestivamente, entro il termine dei 90 giorni, consente quindi di limitare i costi e le conseguenze fiscali, sfruttando gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento.
