Il tema dell’esterovestizione delle società continua a essere al centro dell’attenzione di imprese, professionisti e autorità fiscali. Con la recente sentenza n. 23707/2025 della Corte di Cassazione (Sezione Tributaria), si rafforza un principio fondamentale: la libertà di stabilimento all’interno dell’Unione Europea non può essere limitata dal solo sospetto che una società si sia insediata in un Paese a fiscalità più favorevole.

La pronuncia chiarisce che non basta la sede legale all’estero per evitare la residenza fiscale in Italia: ciò che conta è la sostanza economica e la realtà operativa dell’attività.

Il caso concreto

La controversia riguardava una società con sede legale a Madeira (Portogallo), operante nei servizi di rimorchio e assistenza offshore.

L’Agenzia delle Entrate contestava che la direzione effettiva e le decisioni strategiche della società fossero assunte in Italia, a Brindisi, tramite amministratori di fatto collegati a società di supporto italiane. Per questo motivo, il Fisco pretendeva di considerarla fiscalmente residente in Italia, emettendo accertamenti per imposte dirette e IVA.

La società aveva impugnato gli atti impositivi, ottenendo ragione in Commissione Tributaria Regionale. L’Agenzia ricorreva in Cassazione, ma anche in questo grado di giudizio le doglianze venivano respinte.

Il principio stabilito dalla Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribadito alcuni punti chiave:

  1. Libertà di stabilimento (art. 49 e 54 TFUE): le società hanno il diritto di stabilirsi in qualunque Paese UE, anche se attratte da regimi fiscali più convenienti.
  2. Insediamento genuino vs. abuso: il solo fatto di costituire una società in uno Stato con tassazione agevolata non è di per sé abuso.
    • L’esterovestizione sussiste solo se l’insediamento è fittizio e manca una struttura reale (uffici, personale, autonomia gestionale).
  3. Onere della prova: spetta al Fisco dimostrare l’artificiosità della sede estera e l’esistenza di una direzione effettiva in Italia.

Implicazioni pratiche per imprese e professionisti

Questa pronuncia conferma un orientamento favorevole alle imprese che scelgono di localizzare le proprie attività in altri Paesi UE. Tuttavia, la legittimità dell’operazione richiede:

  • Una sede reale all’estero, con uffici e personale.
  • Decisioni strategiche documentabili prese effettivamente nel Paese ospitante.
  • Contabilità, contratti e rapporti operativi coerenti con l’insediamento estero.
  • Evitare la presenza di una gestione di fatto in Italia.

Conclusioni

La sentenza della Cassazione n. 23707/2025 riafferma un principio chiave:

👉 l’insediamento estero non è di per sé un abuso se supportato da sostanza economica reale.

Le società italiane possono dunque valutare forme di internazionalizzazione e pianificazione fiscale legittima, a condizione di predisporre una struttura operativa effettiva nel Paese prescelto.

Per i professionisti, la sentenza è un importante riferimento da utilizzare in sede di consulenza e difesa tributaria.