Fisco locale, via libera al decreto: sconti sui tributi con l’addebito in conto, ma l’IMU resta esclusa
Un cambio di passo determinante per le casse di Regioni e Comuni italiani. Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo sul fisco locale, varato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2026 nell’ambito dell’attuazione della delega di riforma tributaria, la fiscalità territoriale si allinea ai principi dell’adempimento spontaneo e del dialogo preventivo con il contribuente.
Il provvedimento introduce un pacchetto di misure volte a facilitare l’incasso dei tributi, disincentivare l’evasione involontaria e snellire la macchina burocratica attraverso premialità per chi sceglie la bancarizzazione e strumenti di interlocuzione prima dei contenziosi.
Sconti sulle tasse locali con il RID: la novità e il “nodo” IMU
La misura di maggior impatto quotidiano per cittadini e imprese riguarda l’incentivo all’addebito diretto sul conto corrente (SDD) delle entrate tributarie e patrimoniali locali (come la TARI o il canone unico).
Modificando e rafforzando la disciplina introdotta nel 2020 con l’art. 118-ter del Decreto Rilancio, il nuovo decreto attribuisce agli enti territoriali la facoltà di stabilire forme di premialità strutturate. Nello specifico, i Comuni e le Regioni potranno scegliere tra:
Sconto percentuale: applicato sull’importo dovuto, entro un tetto massimo stabilito dalla delibera locale.
Bonus fisso: un abbattimento a somma fissa, in alternativa alla percentuale, per semplificare il calcolo del beneficio spettante.
La deroga fondamentale: Dalla possibilità di sconto tramite addebito in conto resta rigidamente esclusa l’IMU. Il legislatore ha posto il paletto per tutelare i saldi di finanza pubblica: il gettito dell’Imposta Municipale Propria incide direttamente sui meccanismi perequativi del Fondo di solidarietà comunale (FSC) e del Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi. Consentire sgravi locali sull’IMU altererebbe l’equilibrio di queste risorse nazionali destinate a garantire le prestazioni essenziali nei Comuni.
Lettere di compliance e avvisi bonari: stop all’accertamento a “sorpresa”
La seconda colonna portante della riforma è l’estensione agli enti locali della tax compliance e del ravvedimento operoso. L’obiettivo dichiarato è intercettare l’errore prima che si trasformi in una morosità esecutiva.
1. Notifica di compliance: Prima di emettere un atto o un avviso di accertamento esecutivo, l’amministrazione invierà al contribuente una comunicazione bonaria in cui segnala le difformità o i mancati versamenti riscontrati.
2. Ravvedimento facilitato: Il contribuente che riconosce l’errore potrà regolarizzare la propria posizione usufruendo del ravvedimento operoso, pagando il tributo con sanzioni fortemente ridotte prima dell’avvio della fase coattiva.
3. Contraddittorio preventivo entro 60 giorni: Se il cittadino ritiene errata la ricostruzione del Comune o della Regione, avrà a disposizione 60 giorni per presentare memorie, ricevute di versamento o documenti che la P.A. non aveva considerato. In questo modo l’accertamento viene rettificato o annullato direttamente “in autotutela preventivo-collaborativa”.
Analisi: l’impatto sul contenzioso e sui bilanci locali
Per i Comuni, la possibilità di offrire sconti in cambio dell’addebito automatico risponde alla necessità di abbattere la piaga della morosità incolpevole e ridurre i costi di spedizione e lavorazione delle cartelle di pagamento. La certezza di un incasso regolare sul conto compensa ampiamente la minora entrata della percentuale di sconto offerta al cittadino.
Sul fronte dell’accertamento, l’introduzione delle lettere di compliance estende l’art. 13 del D.Lgs. 472/1997 anche al perimetro dei tributi territoriali, uniformando le garanzie tra fiscalità dello Stato e fiscalità degli enti locali. Un passaggio cruciale per sfoltire il contenzioso tributario pendente dinanzi alle Corti di Giustizia Tributaria di primo grado.
