Ultima chiamata per la Dichiarazione IVA 2026: invio tardivo entro il 29 luglio per salvare la validità del modello

FISCO E CONTRIBUTI — I contribuenti che non hanno inviato il modello IVA 2026 entro la scadenza ordinaria del 30 aprile hanno tempo fino al 29 luglio per sanare la posizione. La regolarizzazione entro i 90 giorni salva la dichiarazione dall’omissione e abbatte la sanzione base da 250 a 25 euro grazie al ravvedimento operoso. 

Nota di compilazione F24: Il codice tributo 8911 deve essere inserito nella Sezione Erario del Modello F24, indicando come anno di riferimento il 2025 (il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione IVA).

E se dalla dichiarazione emerge un’imposta a debito?

È fondamentale distinguere la sanzione per il ritardo dell’invio formale da quella relativa all’eventuale omesso o tardivo versamento del saldo IVA.

1. Sanzione sulla dichiarazione (25 €): Copre esclusivamente la violazione formale della trasmissione tardiva del modello.  

2. Sanzione sul tributo dovuto: Se dalla dichiarazione emerge un debito IVA non ancora versato, occorre ravvedere separatamente l’imposta. In questo caso si applica la sanzione ordinaria per omesso versamento (art. 13 del D.Lgs. 471/1997) pari al 25% (dimezzata al 12,5% per ritardi contenuti nei 90 giorni), ulteriormente ridotta dalle percentuali previste dal ravvedimento operoso in base ai giorni di effettivo ritardo, oltre agli interessi legali calcolati giorno per giorno.

Il countdown per i titolari di partita IVA e per gli intermediari fiscali sta per terminare. Il 29 luglio 2026 rappresenta la data spartiacque per la trasmissione della Dichiarazione IVA 2026 (relativa al periodo d’imposta 2025).  

Chi non ha rispettato il termine ordinario del 30 aprile dispone infatti di una finestra temporale di 90 giorni per regolarizzare l’adempimento senza incorrere nelle pesanti sanzioni previste per la dichiarazione omessa.  

Il quadro normativo: la distinzione tra “tardiva” e “omessa”

La disciplina di riferimento (art. 2, comma 7 e art. 8, comma 6 del D.P.R. 322/1998) stabilisce che le dichiarazioni trasmesse entro 90 giorni dalla scadenza naturale si considerano tardive ma pienamente valide a tutti gli effetti di legge.  

Superata la soglia del 29 luglio, la dichiarazione cambia qualificazione giuridica e diventa omessa:  

 Tardiva (entro il 29 luglio): La dichiarazione è valida. Si applica una sanzione fissa riducibile con il ravvedimento spontaneo.  

 Omessa (dal 30 luglio in poi): La dichiarazione non è più ravvedibile per la parte formale di presentazione. Scattano le sanzioni proporzionali dal 120% dell’imposta dovuta (ridotte al 75% se la dichiarazione viene comunque inviata prima dell’inizio di accessi o verifiche fiscali).  

Sanzioni e Ravvedimento Operoso: come calcolare il versamento

La violazione per il ritardato invio del modello prevede una sanzione amministrativa base pari a 250 euro. Tuttavia, contestualmente all’invio della dichiarazione entro i 90 giorni, il contribuente può avvalersi del ravvedimento operoso (art. 13, comma 1, lett. c del D.Lgs. 472/1997), riducendo la sanzione a 1/10 del minimo.