Professionisti e Pubblica Amministrazione: dal 2026 scattano controlli e pignoramenti per debiti fiscali superiori a 5.000 euro

Nuove verifiche sui pagamenti della PA ai professionisti

Dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore importanti novità per i professionisti che vantano crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti modificato l’articolo 48-bis del DPR n. 602/1973, ampliando il sistema dei controlli preventivi sui pagamenti effettuati dalle amministrazioni pubbliche e dalle società a prevalente partecipazione pubblica.

La nuova disciplina prevede che, prima di effettuare un pagamento di importo superiore a 5.000 euro, l’ente pubblico sia tenuto a verificare la posizione fiscale del beneficiario. Qualora emerga la presenza di cartelle esattoriali non pagate per un ammontare complessivo pari o superiore a tale soglia, il pagamento verrà sospeso e la posizione segnalata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Estensione della misura alle prestazioni professionali

La novità più rilevante riguarda l’estensione della procedura anche ai compensi professionali corrisposti dalla Pubblica Amministrazione.

In passato il meccanismo di verifica era principalmente applicato ai fornitori di beni e servizi. Con la modifica normativa, anche avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti, geometri, medici convenzionati e altri professionisti che operano con enti pubblici potranno subire il blocco dei pagamenti in presenza di debiti iscritti a ruolo.

L’obiettivo dichiarato dal legislatore è quello di rafforzare la riscossione dei tributi e ridurre l’accumulo di crediti erariali non riscossi.

Come funziona il controllo preventivo

La procedura prevista dall’articolo 48-bis si articola in diverse fasi:

  1. Il professionista emette la fattura nei confronti dell’ente pubblico.
  2. Prima di effettuare il pagamento, l’amministrazione verifica tramite i sistemi telematici dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione l’eventuale presenza di cartelle esattoriali scadute.
  3. Se il debito complessivo è inferiore a 5.000 euro, il pagamento viene eseguito regolarmente.
  4. Se il debito è pari o superiore a 5.000 euro, il pagamento viene sospeso.
  5. L’ente comunica la situazione all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
  6. L’agente della riscossione può avviare le procedure di pignoramento presso terzi sulle somme dovute al professionista.

In pratica, il credito vantato nei confronti della Pubblica Amministrazione può essere utilizzato per soddisfare, in tutto o in parte, il debito fiscale esistente.

Quali debiti rilevano

Ai fini della verifica assumono rilevanza:

  • cartelle di pagamento notificate e non pagate;
  • avvisi di addebito INPS affidati alla riscossione;
  • accertamenti esecutivi divenuti definitivi;
  • altri carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Il controllo riguarda esclusivamente debiti già affidati all’agente della riscossione e per i quali siano scaduti i termini di pagamento.

Sospensione del pagamento e pignoramento

La sospensione non equivale automaticamente al pignoramento.

Una volta ricevuta la segnalazione, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione dispone di un termine per valutare la posizione e procedere eventualmente con il pignoramento delle somme presso il soggetto pubblico debitore.

Se viene notificato l’atto di pignoramento, l’amministrazione non potrà più versare il compenso al professionista ma dovrà destinare le somme all’Agente della riscossione fino a concorrenza del debito.

Qualora il debito risulti inferiore al credito maturato verso la PA, l’eventuale eccedenza verrà corrisposta al professionista.

Impatto per professionisti e studi professionali

La nuova disciplina richiede una maggiore attenzione alla gestione della propria posizione fiscale.

Per i professionisti che collaborano stabilmente con enti pubblici, la presenza di cartelle esattoriali non regolarizzate potrebbe determinare:

  • ritardi nell’incasso dei compensi;
  • tensioni di liquidità;
  • difficoltà nel pagamento di dipendenti e fornitori;
  • blocco di rilevanti flussi finanziari provenienti dalla PA.

Particolare attenzione dovrà essere prestata anche dagli studi associati e dalle società tra professionisti che operano con amministrazioni pubbliche, verificando periodicamente l’assenza di posizioni debitorie che possano attivare il meccanismo di sospensione.

Come evitare il blocco dei pagamenti

Per evitare conseguenze negative è opportuno:

  • verificare periodicamente la propria situazione debitoria presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione;
  • aderire tempestivamente a eventuali rateizzazioni;
  • mantenere regolari i pagamenti delle rate concesse;
  • controllare eventuali carichi pendenti derivanti da avvisi o cartelle notificati.

La presenza di una rateizzazione regolarmente in corso, infatti, generalmente impedisce che il contribuente sia considerato inadempiente ai fini dell’applicazione dell’articolo 48-bis.

Conclusioni

La modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento degli strumenti di riscossione coattiva. I professionisti che intrattengono rapporti economici con la Pubblica Amministrazione dovranno monitorare con particolare attenzione la propria posizione fiscale, poiché il mancato pagamento di cartelle esattoriali superiori a 5.000 euro potrà tradursi nel blocco dei compensi e nell’attivazione di procedure di pignoramento presso terzi.

La norma punta a favorire il recupero dei crediti erariali, ma al tempo stesso impone ai professionisti una gestione sempre più accurata dei propri adempimenti tributari per evitare ripercussioni sulla liquidità e sulla continuità dell’attività professionale.