Controlli formali sulle dichiarazioni 2024: partito l’invio massivo di PEC dell’Agenzia delle Entrate
È in corso in questi giorni un invio massivo di PEC da parte dell’Agenzia delle Entrate relativo ai controlli formali sulle dichiarazioni dei redditi 2024, riferite al periodo d’imposta 2023. Migliaia di contribuenti e professionisti stanno ricevendo comunicazioni con richieste di documentazione giustificativa riguardante redditi, detrazioni, deduzioni e oneri indicati nelle dichiarazioni fiscali.
Le richieste stanno creando particolare attenzione tra commercialisti e CAF, soprattutto perché arrivano nel pieno della campagna dichiarativa 2025, uno dei periodi più intensi dell’anno per gli studi professionali.
Cosa riguarda il controllo formale
Le comunicazioni inviate dall’Agenzia rientrano nelle attività previste dall’articolo 36-ter del DPR n. 600/1973, che consente all’amministrazione finanziaria di verificare la correttezza dei dati indicati nelle dichiarazioni dei redditi.
Il controllo formale consiste nella richiesta al contribuente di esibire documenti che dimostrino la spettanza di:
- detrazioni fiscali;
- deduzioni dal reddito;
- crediti d’imposta;
- ritenute subite;
- redditi dichiarati;
- spese sanitarie, scolastiche e assicurative;
- interessi passivi mutui;
- bonus edilizi;
- redditi da lavoro dipendente e autonomo.
L’Agenzia può inoltre verificare la coerenza tra quanto dichiarato e i dati presenti nelle proprie banche dati.
Richieste anche le Certificazioni Uniche già presenti nelle banche dati
Uno degli aspetti che sta suscitando maggiori critiche riguarda la richiesta, contenuta in molte PEC, di trasmettere nuovamente le Certificazioni Uniche (CU) relative a:
- redditi di lavoro dipendente;
- redditi assimilati;
- compensi da lavoro autonomo;
- pensioni e altre indennità.
Si tratta di documenti che, teoricamente, sono già in possesso dell’Agenzia delle Entrate, in quanto trasmessi telematicamente dai sostituti d’imposta entro i termini previsti dalla normativa fiscale.
Proprio questa duplicazione documentale sta alimentando il malcontento tra contribuenti e intermediari fiscali, che si trovano a dover recuperare e reinviare informazioni già presenti nei sistemi informatici dell’amministrazione finanziaria.
Tempistiche criticate dai professionisti
Le richieste stanno arrivando nel momento più delicato dell’anno fiscale, cioè durante:
- predisposizione dei modelli 730;
- elaborazione dei modelli Redditi PF;
- invii IVA e adempimenti periodici;
- gestione delle scadenze estive.
Molti professionisti evidenziano come i controlli formali vengano concentrati proprio nei mesi di maggiore carico operativo, aggravando ulteriormente il lavoro degli studi professionali e aumentando il rischio di errori o ritardi nelle risposte.
Secondo numerosi commercialisti, sarebbe stato più opportuno pianificare tali attività in periodi meno congestionati o quantomeno evitare richieste relative a dati già disponibili all’interno delle banche dati fiscali.
Come devono comportarsi i contribuenti
Chi riceve la PEC dell’Agenzia delle Entrate deve verificare attentamente:
- il numero della pratica;
- i documenti richiesti;
- i termini per la risposta;
- le modalità di trasmissione.
Generalmente la documentazione può essere inviata:
- tramite CIVIS;
- attraverso il cassetto fiscale;
- mediante PEC;
- tramite intermediario abilitato.
È importante rispettare le scadenze indicate nella comunicazione per evitare il recupero delle imposte, sanzioni e interessi.
Attenzione ai termini di risposta
Nelle richieste dell’Agenzia viene normalmente concesso un termine entro cui fornire la documentazione. In caso di mancata risposta o documentazione incompleta, l’amministrazione può procedere:
- al disconoscimento delle detrazioni;
- al recupero delle imposte;
- all’applicazione di sanzioni amministrative;
- all’emissione di cartelle o avvisi bonari.
Per questo motivo è consigliabile conservare sempre tutta la documentazione fiscale per almeno cinque anni successivi alla presentazione della dichiarazione.
Digitalizzazione ancora incompleta
L’attuale campagna di controlli riaccende il dibattito sull’effettiva interoperabilità delle banche dati fiscali italiane. Nonostante la crescente digitalizzazione del sistema tributario, continuano infatti a essere richiesti ai contribuenti documenti già trasmessi telematicamente da enti, datori di lavoro e intermediari.
Una situazione che, secondo molti operatori del settore, evidenzia come il processo di semplificazione fiscale sia ancora lontano da una piena attuazione concreta.
Possibili ulteriori controlli nei prossimi mesi
Secondo le prime indicazioni operative, l’attività di controllo formale potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi con ulteriori invii massivi di comunicazioni relative:
- alle spese detraibili;
- ai bonus edilizi;
- ai crediti d’imposta;
- ai redditi esteri;
- ai controlli sulle locazioni brevi;
- alle dichiarazioni con incoerenze rispetto ai dati precaricati.
Contribuenti e professionisti sono quindi invitati a monitorare costantemente PEC e cassetto fiscale per evitare decadenze o contestazioni future.
